Troppa merda, troppa ansia, troppo tutto, qui dentro.
Il blog si trasferisce qui: http://bellavestitadilividi.splinder.com/
Chiunque voglia ancora leggermi è il benvenuto. E, nonostante io non sia proprio in grado di scegliere colori allegri e canzoni felici di sfondo, sappiate che il tempo delle paranoie è finito, diamo il via invece al tempo delle Mele. Chi ha orecchi per intendere faccia le pentole al caval donato del vicino.
Non ho fatto post sul 25 aprile.
Non ho fatto post sui meravigliosi pomeriggi di giocoleria al parco dove tutto sembra tornare indietro all’estate scorsa, a due estati fa, ma con quel retrogusto diverso, perché noi siamo diversi.
Non ho fatto post sull’imperante confusione che regna nella mia testa, anche quando quelle mani, quelle labbra e quegli occhi li ho addosso sul mio corpo.
Sì, lo sto trascurando, sto cesso.
E oggi non ho voglia di rimediare.
E adesso prendimi
uccidimi
strappami il cuore dal petto
distruggimi ancora e ricomponi i miei pezzi
carnefice e messia, male e medicina
criticami
giudicami
bruciami e disperdi le mie ceneri
voglio solo uscire da questo limbo.
Quella forza, quello che hai, quello che sei…nessuno ha il diritto di portartelo via.
Grazie.

Sono una persona che sta bene sotto la pioggia, sotto il divertito picchiettare di dita invisibili sulle spalle, sono una persona che rabbrividisce di delizia e non di freddo quando una goccia si nasconde ridendo nel colletto della felpa, quando poi scivola per metà schiena prima di perdersi da qualche parte sulla mia pelle.
Ho sempre amato la pioggia.
Mi piace guardarla dalla finestra, mi piace fotografare il cielo prima e dopo un temporale, mi piace sentire i vestiti e i capelli umidi, mi piace stare sotto la pioggia senza ombrello anche quando è torrenziale, è come un gioco, vediamo chi è più veloce.
Mi piace la pioggia per aspettare il sole.
Sono paradossalmente allegra, in queste giornate uggiose. Stanca come un camionista bulgaro perché tra lo stage in ufficio da mio padre al mattino e i lavoretti scrausi al pomeriggio, arrivo al fine settimana dopo il laboratorio di teatro che ho bisogno di essere raccolta con un cucchiaino da caffè.
Studio anche dizione, cerco di parlare con la pronuncia giusta e mi sento vergognosamente ridicola.
Ah, io, Teo e la Lau abbiamo orgogliosamente salvato dei libri dall’inceneritore…la Feltrinelli doveva svuotare il magazzino e il papà della Lau si è offerto di portare a casa una decina di scatoloni di libri vecchissimi; sono andata a scegliere quelli che mi interessavano e ho riempito uno scatolone di titoli sconosciuti, autori mai sentiti, edizioni bislacche.
Questo mi rende davvero felice.
Sto anche facendo sport regolarmente tutti i giorni, forse è per questo che piove così tanto.
Sono pure andata a votare, sperando che il Nano mafioso e malefico non salga al potere, ma purtroppo la vedo dura...sinistra, non deludermi ancora.
[EDIT] Vana speranza. Mi fa ridere come gli italiani siano un popolo di allodole pronte a gettarsi davanti ai primi specchietti che vedono.
Nerd Note: ho comprato l’edizione speciale ultrafiga di “The Killing Joke” di Alan Moore e Brian Bolland, la ristampa del celeberrimo numero del 1988, che racconta le origini del Joker. CHEFFICOOOO!
La Danimarca è stata stupenda, Hair non è stato da meno e adesso non mi resta altro da fare che prepararmi a questa Londra che chiama a gran voce, prima di buttarmi seriamente a lavorare per tutta l’estate.
L’anno sabbatico è agli sgoccioli, aspettami laguna, sto arrivando.
Lui ti piace?
Eh…
Ti fa ribaltare lo stomaco, vederlo?
….a volte sì.
E allora sei nei cazzi.
EVVAI!
Penso che il vuoto nello stomaco provocata dall’aereo nel momento in cui il carrello si stacca dolcemente dal suolo sia una delle emozioni più belle che si possano provare.
Le orecchie che si tappano no, però.

Endrisio e Nadar, København, 4 aprile 2008
Ed è di nuovo lunedì, e tra poco scappo a lavorare…se tutto va bene oggi per le otto e qualcosa dovrei essere a casa. Sento già lo stress pronto a divorarmi, ma sono carica di energia nuova quindi penso che per un po’ smetterò di lagnarmi tra me e me.
Rabbrividiamo
Ma io non ho parole. Ma certa gente se le sogna di notte.
E la cosa preoccupante è che c’è davvero gente che è fermamente convinta di certe idee. Il genere umano mi fa paura.
Martedì 8 aprile: Hair Musical @ Teatro Smeraldo (Milano)

Mecoledì 9 aprile: Mercanti di Liquore @ Nova Milanese

Martedì 20 maggio: Flogging Molly @ Musicdrome (Milano)

Venerdì 23 maggio: Afterhours @ Palasharp (Milano)

Domenica 13 luglio: Sigur Ròs @ Arena Civica (Milano)

Domenica 27 luglio: Mago de Oz @ Adro (Brescia)

La cosa figa è che ho già in mano tutti i biglietti. La cosa ancora più figa è che fra tre giorni io e Ska ce ne andiamo in Danimarca...è bello quando i sogni si avverano, no?
Mi dispiace, ma Dioniso non ci sarà
Vedremo apparire soltanto frammenti isolati
Ma siamo ancora in tempo? E come fare?
Per il mio sguardo c’era solo il buio
ed anche il mio corpo lo percepivo
come fosse un luogo disabitato e cavo.
Il suo corpo sarà smembrato da quattro cavalli almeno,
i pezzi gettati in un rogo,
le ceneri dissolte al vento.
Forse solo quell’albero
su cui arrampicherò lo sguardo, forse solo quell’albero adesso
è un punto fermo,
per me che aspetto solo di trovare il modo
di raccogliermi e vedere.
Sì, sì, voglio vederle! Certamente!
Seppure proverò un grande dolore
vorrei sorprenderle in stato di ebbrezza.
A me è sempre piaciuto tagliare.

LA CACCIA, di Luigi Lo Cascio
(liberamente ispirato alle “Baccanti” di Euripide)
Meraviglioso spettacolo. Meraviglioso Luigi.
3-7 maggio, destinazione: L o n d r a.
Questo sì che sarà un ricordo felice. Dopo la Danimarca di aprile e prima dell'ancora oscura meta di giugno. Mai fermarsi. Aria viva nei polmoni, un altro cielo che mi accarezza la nuca.
London calling!

A volte mi dimentico che sono stata una bambina anche io.
Ultimamente apro la pagina bianca del blocco note (perchè Word ha deciso di abbandonarmi) e resto a fissarla per un tempo indeterminato senza che nella mia testa le parole si prendano a braccetto per formare qualcosa di vagamente interessante.
Diciamo che poi non ho voglia di scrivere sempre le stesse cose, ovvero: mio padre non sta bene, mia madre non sta bene, io sono stata in ospedale, voglio partire eccetera.
Ma poi, perchè quando mi siedo a scrivere e cerco negli anfratti della mia memoria un episodio felice da poter raccontare, nella mia testa non c'è altro che il vuoto pneumatico? E non è che mi capitano solo sfighe, per carità, ci mancherebbe, tutto sommato ho una buona dose di piccole gioie quotidiane...solo che...le dimentico.
Cazzo.
L'unica cosa che mi viene in mente è che un paio di giorni fa sono stata al parco con Sala, Giò, Ska e i Polli di gomma (il gruppo di cui fa parte Skalise) a suonare e fare un po' di giocoleria. Fine.
Per quanto io tenti disperatamente di scavare più in profondità, di andare indietro, sento la presenza di una parete liscia e invisibile che ogni volta distrugge i miei utensili, e non conta quanto io scavi a mani nude, non contano i graffi, le unghie rotte, le dita sanguinanti.
[Fratello bambino, nel vuoto di un cortile vuoto,
tu e le tue domande,
insegnami quella calma e il gesto sicuro che trova la rete,
quel respiro, all'altro capo di ogni paura.]
Io dimentico le cose felici.
Questo pensiero mi tormenta, mi fa sentire sempre un burattino nelle mani di un inquisitore sconosciuto che impone la sua censura su ogni sorriso, ogni dolcezza, ogni sorpresa, per iniettare sotto il tessuto nervoso, tra le mie cellule, strappi della memoria con i lembi sgualciti, ricordi che tra loro non hanno alcun legame se non la caratteristica di essere dolorosi. Rivoglio tutti i momenti felici che mi capitano ogni giorno, li rivoglio, qui, adesso, tutti insieme.
E le foto, unico mio modo di intrappolare quella felicità, le foto, quando con pazienza certosina brucio i miei occhi con la luce di ogni istante catturato in quei fotogrammi..
"Era una specie di lancinante, dolorosa meraviglia. Non so se ha presente, colonnello. E' un po' come quando si guardano i trenini elettrici, soprattutto se c'è il plastico, con la stazione e le gallerie, le mucche nei prati e i lampioncini accesi di fianco ai passaggi a livello. Succede anche lì. Oppure quando si vede nei cartoni animati la casa dei topolini, con le scatole di fiammiferi al posto dei letti, e il quadro del nonno topo alla parete, la libreria, e un cucchiaio che fa da sedia a dondolo. Ti senti una specie di consolazione, dentro, quasi una rivelazione, che ti spalanca l'anima, per così dire, ma contemporaneamente senti una specie di fitta, come la sensazione di una perdita irrimediabile e definitiva. Una dolce catastrofe. Credo che c'entri con il fatto di essere sempre fuori, in quei momenti lì, sei sempre lì che li guardi da fuori. Non ci puoi entrare, nel trenino, questo è il fatto, e la casa dei topi è qualcosa che rimane lì, nella televisione, e tu sei irrimediabilmente davanti, la guardi ed è tutto quello che puoi fare.
...
E' una cosa strana. Quando ti accade di vedere il posto dove saresti salvo, sei sempre lì che lo guardi da fuori. Non ci sei mai dentro. E' il tuo posto, ma tu non ci sei mai."

“…Tutto il mio piacere consiste in vedermi servita, vagheggiata, adorata. Questa è la mia debolezza, e questa è la debolezza di quasi tutte le donne. A maritarmi non ci penso nemmeno, non ho bisogno di nessuno; vivo onestamente e godo la mia libertà. Tratto con tutti ma non m’innamoro mai di nessuno.”
Ho sempre odiato Mirandolina, mi dava fastidio il suo frivolo esser civetta prima che donna ed il gusto che prova a far capitolare gli uomini ai suoi piedi per il semplice gusto di sapere di poterli avere.
Accorgermi poi di aver fatto involontariamente la stessa, identica cosa per un certo periodo mi ha fatto andare in bestia con me stessa, e mi sono riportata su quella che si può definire la strada “corretta”, o perlomeno sincera.
Ma su una cosa sono d’accordo con lei.
Godo la mia libertà, palle non ce n’è. Ed anche nei momenti di sconforto in cui mi rendo conto che sono quasi due anni che non ho più una relazione stabile, il sollievo di avere tutte le porte ancora aperte è più forte della sensazione di vuoto.
Troppo ferma non ci so stare, ho scelto il mestiere di vento, oggi qui e domani chissà dove, e “il viaggiatore viaggia solo e non lo fa per tornare contento”.
Ho voglia di andarmene.
Questa brianza sporca e malandata non ha più nulla da offrire ad occhi che hanno inciso nella memoria città e paesi, piedi che hanno calpestato terre straniere e un cuore che non è minimamente vicino all’essere sazio del mondo.
Ho bisogno di un’aria diversa nelle narici, di un altro cielo sulle spalle.
Copenhagen è quasi dietro l’angolo, e la valigia già fuori dall’armadio, l’impazienza continua a tormentarmi insieme già all’ansia del ritorno.
La parte più lunga di un viaggio è la porta, dice Alex.
La parte più coraggiosa invece è il ritorno. Rigettarti in una realtà che hai lasciato per motivi che non hanno importanza, ma che hai volontariamente l a s c i a t o. Incastrare nella quotidianità ricordi ed emozioni nuovi, diversi, ancora vivi.
Ma anche guardare negli occhi le persone che hai lasciato indietro e che sono ancora lì, le stesse, sempre e per sempre, e ritrovarle ogni volta è come partire di nuovo, verso mondi che già conosci ma che sanno sempre sorprenderti.
Da molti anni non mi chiedo più
quale posto è la mia casa
ho scoperto che la mia casa
è insieme a me dovunque vada
cammino senza legami
ho solo il vento che mi insegue
e il tempo non mi riguarda
perché il tempo mi appartiene.

Imparare a barare e sembrare più vero Due miserie in un corpo solo C'è solo sangue Solo sangue dentro me C'è solo sangue Quando sai che sei fedele A quello in cui non credi più Vivere per non farsi del male Poter vedere Com'è non morire e non sentire Cambiare idea.
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Vassene il tempo...
...e l'uom non se ne avvede


